MACCHINA FOTOGRAFICA ANTIAGGRESSIONE
L'elettronica

ATTENZIONE. La realizzazione di quanto riportato in questa pagina è pericoloso sia per voi che per gli altri, inoltre l'uso ed il possesso di questi strumenti è probabilmente illegale anche nel vostro paese. Consiglio quindi di NON PROCEDERE alla realizzazione fisica per non avere/provocare ferite, danni permanenti se non la morte. Queste pagine sono da considerare esperimenti sulle alte tensioni e considerazioni sul comportamento umano. L'autore non risponde comunque di eventuali danni fisici, temporanei, permanenti o letali, perdite di guadagno, reddito, possesso, provocati dall'applicazione di quanto riportato in questa pagina.

Come avete letto nel titolo una comune macchina fotografica può aiutare e difendersi da eventuali malintenzionati. Senza usarla come puro oggetto contundente, peraltro abbastanza inefficace, la creatività può aiutare in questo.

l punto di partenza é appunto una macchina fotografica usa e getta, ovviamente usata. All'apparenza è tutta plastica da riciclare ma in realtà in quelle dotate di flash c'è anche un circuito elettronico elevatore di tensione. Da una batteria alcalina da 1,5V si ottengono 300V, decisamente non male


La Kodak originale

Premetto che in giro c'è un po di tutto come macchine fotografiche, di tutte le marche, formati, accessori, quindi procuratevene più di una e scegliete quella che fa più a caso vostro. I fotografi non sanno cosa farsene, le portano in discarica ad incasso zero quindi in teoria gli fate un piacere.
Ottenuto il rottame della macchina la prima cosa da fare è rimuovere la batteria (se ancora c'è) di solito una stilo o ministilo e poi individuate un grosso condensatore di solito di colore nero (o comunque l'unico condensatore presente). Cortocircuitatelo con un cacciavite facendo ben attenzione ad essere isolati dalla parte in metallo o pena il primo assaggio dell'elettroshock.
Fatto questo rimuovete il circuito stampato con tutti i componenti, il resto lo potete anche distruggere.


I componenti utili

Ci sono solo 3 componenti interessanti, il trasformatore elevatore, un diodo ed un transistor. Diodo e transistor sono componenti comuni, il traformatore invece risulta essere particolarmente delicato. La plastica con cui li costruiscono fonde a temperature molto basse e dissandandolo rischiate di distruggerlo, procuratevi più di una macchina anche per questo motivo
Potreste ritrovarvi un circuito flash differente da quello in foto
Qui riporto lo schema di 2 note case costruttrici di macchine fotografiche. Seguendo lo schema potete individuare i componenti con tranquillità e sopratutto sapere se servono allo scopo. Dei 2 schemi io ho sfruttato i componenti del primo il quale utilizza un traformatore elevatore a 5 pin. Se per un qualunque motivo utilizzate un trasformatore a 4 pin lo schema che vi propongo è concettualmente comunque valido ma sarà da modificare
.


Della macchina fotografica non serve nient'altro, quindi andate a comprare il resto, è comunque poca cosa e con un paio di euro vi salvate.
Passate alla realizzazione del circuito stampato, è molto piccolo e lo potete fare anche su millefori. In foto trovate schema elettrico e circuito stampato: Sullo schema in rosso sono segnati i componenti ricavati dalla macchina fotografica.

Il principio di funzionamento è questo:

Trasformatore elevatore, transistor, diodo e resistenza da 220 ohm formano un circuito elevatore di tensione che carica il condensatore da 10µF 600V. Questo condensatore funge anche da limitatore di tensione, in quanto raggiunta la sua soglia dei 600V il dielettrico inizia a scaricare.


Schema e circuito stampato

In pratica per ottenere tensioni più elevate serve cambiare il condensatore
Il condensatore da 10µF 50V si carica attraverso la resistenza da 3,9Mohm, raggiunta la tensione di soglia del diac questo polarizza il gate del triac portandolo in conduzione.
Ipotizzando che il quel momento un eventuale malcapitato fosse in contatto con entrambi gli elettrodi di uscita riceverebbe tutti i 600V caricati sul condensatore.
La scarica è di durata estremamente ridotta (frazioni di secondo) ma molto dolorosa.
Scaricandosi completamente il condensatore da 600V sul malcapitato il triac torna in interdizione ed il ciclo di carica ricomincia. con i valori riportati il malcapitato riceve unaa scossa ogni secondo.
Psicologicamente parlando è più deleterio una serie di scariche di media potenza intervallate da delle pause che una continua di elevata potenza. Se ho capito bene nei periodi di pausa il pensiero che a breve si avvertirà un forte dolore è molto demotivante.


L'elettroshock finito


A parte questo il circuito ha dimensioni talmente ridotte che per raggiungere i 600V ha bisogno di un po di tempo, infatti con gli opportuni strumenti potete vedere come al ritmo di una scarica al secondo si raggiungono poco più di 400V, ma vi garantisco che sono più che sufficienti.

Collaudate il circuito alimentandolo con 3V, se funziona alloggiatelo all'interno di una scatolina di plastica di 57x34 mm, in una seconda scatolina alloggiatevi 2 ministilo, collegatele elettricamente ed il gioco è fatto.

Come interruttore ho usato un jack mono con switch, nella pagina successiva capirete il perchè.
Notate che il circuito stampato è da sagomare per alloggiare il condensatore altrimenti troppo alto, i fili di uscita escono dalla scatola attraverso 2 fori posti sul fondo.
Dalla foto si nota come il posto non abbonda, il triac è sdraiato sopra altri componenti: per lo stesso motivo se volete cambiare condensatore per avere maggior potenza (condensatore più grande=maggiore durata della scarica, condensatore con soglia di tensione più elevata=scarica più dolorosa) dovrete cambiare scatola, aumentate anche il valore della resistenza da 3,9M per avere scariche meno frequesti o sarà tutto inutile.

L'elettronica è finita, non vi dico come ho fatto il collaudo ma conscio che ho in mano un articolo che può essere letale ho preso le dovute cautele. Passate alla pagina successiva.

 

 

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